Luca è socio del Circolo Pinerolese Astrofili Polaris e del Gruppo Hubble di Fiano
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lunedì 10 novembre 2008

Sky Quality Meter - L


Da quando pratico questo meraviglioso “sport”, una delle difficoltà di valutazione maggiori che ho riscontrato è quella relativa alla qualità del cielo e del suo livello di inquinamento luminoso.
La presenza di astrofili esperti, durante le sessioni osservative, se da una parte mi ha aiutato ad apprendere trucchi e malizie per avere un giudizio il meno soggettivo possibile, dall’altra ha posto in evidenza il “limite” proprio della soggettività per avere un riscontro il più uniforme possibile.
Possiamo stimare una magnitudine visuale contando le stelle in determinate porzioni di cielo, o cercare alcune stelle di riferimento con magnitudine nota, ma certo è che la vista dell’osservatore, il suo adattamento al buio, oltre che altre variabili, di natura più prettamente metereologica, fanno la loro parte. Durante la nottata nascono così, all’interno del gruppo d'osservazione, vere e proprie discussioni riguardo le diverse valutazioni del seeing, della trasparenza o della qualità del fondo cielo. Fortunatamente in nostro aiuto è arrivata un'azienda Canadese: la Unihedron, che ha applicato il principio degli esposimetri fotografici ad un sensore CCD, dotato di filtro IR-cut, per leggere, con precisione “scientifica”, la luminosità del cielo notturno: lo Sky Quality Meter. Questo “gingillo” astronomico si presenta come una solida scatoletta in plastica nera (poco più grande di un pacchetto di sigarette) alimentata da una batteria a 9V; è caratterizzato da un display a led rossi, un pulsantino (entrambe posizionati sul fronte), ed un “lettore-CCD” rivolto verso l’alto; il suo funzionamento è semplicissimo: basta puntare una porzione di cielo, premere il pulsante di start ed in pochi secondi, dopo una serie di segnali acustici, il display renderà la sua misura in unità di "magnitudine per arco secondo quadrato", più è alto il valore reso dall’SQM più il cielo è buio. Fin dalle prime misurazioni noterete che tanto più il cielo è inquinato e poco buio tanto più velocemente comparirà il valore misurato della qualità del cielo . Le versioni in commercio sono due: lo SQM e lo SQM-L (dove la L sta per lens - lente -) e che si differenziano per la porzione di cielo "letta" per rilevare la misurazione; l’SQM “normale” abbraccia una zona di cielo pari a circa 84° di diametro, mentre la versione “L” è dotata di una lente che restringe il campo a soli ≈20° permettendo la lettura di porzioni più ristrette di cielo. Ad ora non ho avuto modo di testarlo se non attorno a casa mia, ottenendo misurazioni allo zenith di 19.85 mags/arsec², con cielo leggermente velato (con totale copertura la mag/arcsec² si fermava a 18.25) e in assenza di Luna, valore che può essere convertito in “magnitudine visuale limite” pari a circa 5,39, sul sito della Unihedron, tramite un apposito form nella sezione “Detail”. A proposito di ciò il sito della casa Canadese offre diverse utility per l’utilizzo dello SQM e articoli sulla valutazione della qualità del cielo: oltre al citato form (che permette altri tipi di conversioni), c’è la possibilità di registrarsi e caricare le proprie misurazioni, che vengono poi raccolte in un database visualizzabile dai visitatori online.

Conclusioni: pur presentandosi, forse a causa dell’estrema facilità d’uso, come un accessorio a prima vista “superfluo” trovo invece che lo SQM sia un ottimo sistema per una valutazione oggettiva della qualità del fondo cielo, che permette di confrontare le diverse postazioni e località da cui osserviamo valutandone velocemente l’effettiva bontà. Offre, in questo modo, numerosi spunti di riflessione sull’osservazione visuale (e astrofotografia) in base alle misurazioni eseguite senza contare che in pochi secondi potrà confermare se la nottata sarà utile per il deep più estremo a caccia di oggetti deboli o se dovrete accontentarvi di un’osservazione meno spinta. Si possono anche confrontare e relazionare i valori resi con altri sistemi di misurazione qualitativa come la scala di Bortle o più semplicemente verificare come cambia la qualità del vostro cielo nel tempo controllando gli effetti dell’IL.
Lo Sky Quality Meter oltre a soddisfare le curosità dell’astrofilo può essere un vero e proprio strumento di misurazione scientifica!

domenica 5 ottobre 2008

La Mia Strumentazione


Osservo con un classico Schmidt Cassegrain della Celestron: il C9,25 XLT intubato in carbonio, al quale ho fatto applicare, all'interno, del vellutino nero per eliminarne i riflessi parassiti al fine di migliorarne il contrasto, ed una ventolina sulla culatta per ridurre il tempo di acclimatamento dell'ottica (modifiche, queste, eseguite dal magistrale Giuliano Monti di Tecnosky). Per una messa a fuoco più precisa ho anche installato un focheggiatore tipo Crayford della Moonlite con riduttore Tri-knob 1:8. Per sostenere questo "bestio" senza vibrazioni, che non siano quelle procuratemi dallo stupore o dal freddo, utilizzo una montatura Losmandy mod. G11 dotata di sistema di puntamento GoTo Gemini Lev.4. Il parco oculari è composto da un 40mm William Optics SWAN con 72° di campo apparente e barilotto da 2", tre Tele Vue Nagler (che non necessitano di presentazione con i loro 82° di AFOV) di cui un 26mm type5, un 17mm e un 12m type4 ed infine un Baader Genuine Ortho da 7mm per il planetario. Ho anche acquistato alcuni filtri colorati (che onestamente ho usato pochissimo), un polarizzatore variabile (manna par diminuire la luminosità durante le osservazioni lunari) e due interferenziali: l'UHC (da 31,8mm) e l'OIII (sia il 31,8mm che il 2") della Astronomik.
Per le riprese planetarie uso anzi spero di imparare ad usare :D) una webcam Philips SPC900 e il gioiello ultimo arrivato: la cam della Imaging Source DMK31AU03.

Fanno anche parte della mia strumentazione, per le "sbirciate" mordi e fuggi, due binocoli: un 10x50 della Ziel e il 20x80 della Konus che tempo fa era in omaggio sottoscrivendo l'abbonamento biennale ad una diffusa rivista del settore, e che sorreggo montandolo su un cavalletto di tipo fotografico.